La trasferta
Ore 3:45.
Suona la sveglia.
Mi ricorda quando ero bambino: il giorno di Natale, appena aprivo gli occhi, balzavo in piedi per andare a vedere i pacchi sotto l’albero.
Volo a fare colazione, prendo ogni genere di prima necessità che trovo per casa e lo lancio nello zaino, tento invano di stampare la decklist da Curiosa e mi catapulto fuori di casa.
Non ho mai visto l’alba di persona e non pensavo certamente che la mia prima volta sarebbe stata a una stazione di servizio, da qualche parte in Slovenia, sulla strada per raggiungere il quarto (e ultimo) qualifier dell’Austrian Sorcery League, a Vienna.
A ogni sosta l’aria pungente ci tiene ben svegli. La monotonia del buio è interrotta soltanto dall’aurora, ancora lontana, che sembra arrampicarsi lentamente per illuminare il paesaggio. Pare che a spostarsi sia soltanto l’auto, con i nostri corpi dentro, mentre la mente rimane ancora nel mondo dei sogni.
Le cinque ore di macchina che separano Vienna da Trieste scorrono veloci, tra adrenalina e chiacchiere con i miei fidi compari di viaggio.
Alle 9:15 siamo già arrivati. Chiudo gli occhi per visualizzare le ore di sonno in più che avrei potuto godermi, nonché la benzina evaporata sfrecciando in autostrada.
Per pura coincidenza, mentre cerchiamo parcheggio vicino allo Spielraum di Vienna, dove si terrà il torneo, incrociamo un vecchio caffè viennese con un’insegna al neon che sembra uscita da un film degli anni ’80.
Le signore sedute ai tavolini in vetrina, dritte come spade, e i piatti della colazione pieni di ogni possibile leccornia ci attirano dentro.
Dopo aver consumato pessimo caffè e ottimo cibo, raccattiamo degli energy drink (grande offerta 2+2 gratis per le Monster dello SPAR!) e ci dirigiamo al negozio.
Nel dungeon dello Spielraum
Il negozio è enorme, ma scopriamo che il torneo si svolge in una vicina tavernetta chiusa da una serranda. Insomma, siamo nel dungeon.
Mentre la suddetta serranda non accenna ad aprirsi, facciamo la conoscenza di Robert, organizzatore del torneo e della Lega. A ogni persona che arriva ci presentiamo per nome e si ripete puntualmente la stessa conversazione.
Sì, siamo italiani, partiti da Trieste!
Sì, siamo folli: siamo partiti stamattina.
No, non dormiamo qui.
No, le occhiaie sono sempre state lì: non mi sono spuntate per l’occasione.
Finalmente, dopo appena un’ora, la serranda si apre e prendiamo possesso della taverna.
Aria di casa
Stendiamo i playmat e cominciamo a spulciare gli album. Noto subito una bella foil e me la faccio mettere da parte.
Man mano che la sala si riempie, non riesco più a stare dietro alle presentazioni… Nonostante qualche nome mi sfugga qua e là, respiro la stessa atmosfera di Prato o dei local a Trieste: aria di casa.
Persone di età, lavori e obiettivi completamente diversi, riunite nello stesso posto e animate dalla stessa voglia di divertirsi, passare una giornata lontano da tutti gli sbatti e giocare a qualcosa che amano.
Che bello. Ogni volta mi sento di nuovo un bambino.
Il torneo
Più o meno puntuale, Robert inaugura il torneo e spiega le regole adottate, i judge disponibili (grazie al cielo mantengono la rule: spero tanto che tornino a usarla anche nei tornei ufficiali!), i premi e i pairing.
Qualcuno tra il pubblico suggerisce di sistemare i pairing per evitare che noi tre di Trieste ci affrontiamo al primo round. (Ciao Marco, ciao Andrea! Sono famoso!) Parte un giro di applausi e così si fa.
Sempre a proposito dell’aria di casa, per il primo e il secondo classificato sono in palio due bottiglie offerte dallo sponsor del torneo. Il viticoltore ha creato etichette speciali per i tornei della ASL e ha collaborato anche con Aronja Art per realizzarne una dedicata all’Avatar of the Realm.
Quando più passioni si incontrano nello stesso punto, il risultato può essere uno soltanto: un sorriso a trentadue denti mentre ce lo racconta!

Finalmente si inizia. Non vedo l’ora di scoprire se la Top 4 di Prato sia stata fortuna del principiante o se abbia davvero un po’ di stoffa da vendere. Gioco lo stesso mazzo, con solo qualche carta diversa: Lava .
Round 1 – VS Smoke Persecutor
La partita comincia nel peggiore dei modi: perdo il dado contro . La mano iniziale è pessima e migliora solo un po’ con il mulligan. Partirò con , e : zero siti difensivi e una sola soglia di terra . Capisco che dovrò tenere duro.
Il suo primo Atlas è . Faccio una smorfia di dolore.
Di turno in turno, le cose peggiorano: al terzo turno gioca , che gli dà il mana per i . Questi mi picchiano per 3, poi usa di e io rimango con un Atlas e i in casa. Fatico a immaginare un inizio più complicato.
Chiudo gli occhi per un secondo e penso alle cinque ore di macchina per arrivare fin lì, solo per giocare il round 1 con la prospettiva di non usare nemmeno l’effetto del mio Avatar, a 17 HP, con un solo sito a turno 2 e zero carte giocate. Visualizzo la sconfitta. Riapro gli occhi e continuo a giocare per vincere, ma dentro di me sto già metabolizzando di aver perso.
Al quarto turno gioca , avanza con e prendo altri 3 danni dai .
e eliminano i , ma al quinto turno mi arriva in faccia , che spazza via anche i (mannaggia a me che li ho messi sopra l’Avatar).
L’unica buona notizia è che riesco a giocare nell’angolo a destra, ben consapevole che userò il suo effetto molto presto.
mi aiuta contro l’, ma viene eliminata da .
Un mi porta a Death’s Door, nonostante sia riuscito a recuperare molto bene sul board grazie a .
Comincia così una partita di tower defense attorno al mio , pagato ben 5 mana e protetto da ward ( MVP).
Perdo ward a causa dei lanciati dalla sua , che nel mio turno si prende subito un .
La mia unica speranza è che non veda una chiusura, considerando che la sua aveva pescato un .
Sono a due danni dalla fine, quindi non dovrebbe esserci modo che un minion con charge me ne infligga tre (o almeno, è quello che spero).
Lui continua a non pescare una chiusura e io continuo a legnarlo: dopo quattro turni da batticuore finisce anche lui a Death’s Door.
Credo che nelle ultime due pescate avessi il battito a 300, aspettandomi da un momento all’altro la che avrebbe sancito la mia sconfitta.
Ma non va così e, nonostante un mio missplay (dove i miei poveri saltano in aria per il suo ) arriva per chiuderla.
1–0
Round 2 – VS Lava Imposter
Gioco contro Jas, un ragazzo arrivato da Praga in treno quella mattina: quattro ore e mezza di viaggio. Ci lanciamo uno sguardo complice e sorridiamo quando ci rendiamo conto che giochiamo entrambi lo stesso mazzo.
Nei primi turni potrei giocare sulla sinistra, visto che conto di andare a destra con la maschera del per coprire più superficie. Ma la tentazione di giocarlo proprio di fronte al suo è troppo forte e cedo.
Sono bravo a togliergli subito la maschera: al quarto turno gioco un sito di fronte a lui e ho tenuto da parte e . Decido che sia più proficuo usarli così, anziché conservarli per un’eventuale .
Man mano che passano i turni, la vita si assottiglia, ma io accumulo sempre più vantaggio carte.
Per ripulire il mio deve usare più , mentre a me basta una bella piazzata bene per togliergli la maschera del , pulire e .
Passo persino in vantaggio sulle maschere e, verso l’ottavo turno, capisco che devo solo resistere un paio di turni, lasciargli finire il gas e poi raccogliere una meritata vittoria.
Seguo il piano fino in fondo e, dopo 40 minuti tiratissimi, gioca l’ultima carta che ha in mano: .
Sono (di nuovo) nell’angolino, circondato da un , un bell’ of Alpha (mamma mia, Frazetta: che artista!) e, infine, dal suo .
Pesco una spell.
.
Dopo non so quante partite con il mio gruppo di amici, per essere sicuro prendo in mano e lo rileggo, così da non fare missplay.
“At the end of every turn moves…”
Perfetto, penso.
Si muove solo durante il suo turno.
Gioco vicino a lui, per mandarlo a Death’s Door il turno dopo; lancio per ripulire i suoi minion, invertire gli atlas e mettermi in diagonale rispetto al suo per evitarlo.
Penso tra me e me che pure con la maschera da non riesca a togliermi ward e infliggermi 3 danni in un solo turno.
Qualsiasi carta peschi, ho vinto.
“Pass to you”
Jas mi guarda con una smorfia.
Il mio sguardo interrogativo gli illumina letteralmente il volto, che assume sembianze quasi angeliche.
Mi sorride, prende e lo sposta vicino a me.
Ormai dentro un déjà-vu, prendo e rileggo:
“At the end of every turn moves…”
Sono felice di aver imparato, nel corso degli anni di TCG, a rallentare e leggere le carte.
Magari, però, è arrivato il momento di capire anche quello che sto leggendo, e non limitarmi a scorrere parole e lettere.
Pesca una spell, usa la maschera da , fa move & attack per togliermi la ward (mi dispiace, …) e passa, pronto a finirmi con i tre danni.
Scopro così che, da quattro mesi a questa parte, non solo io ma tutti e quattro i miei amici abbiamo sempre giocato nel modo sbagliato.
Una lezione che non dimenticherò facilmente.
Ci facciamo due risate al tavolo, ed è questo il mio momento preferito: nel momento più triste del torneo riesco a godermi un missplay clamoroso e persino a prendermi - e a farmi prendere! - in giro da un ragazzo di Praga e da tedeschi che non avevo mai visto prima.
Bellissimo.
Finite le risate, andiamo a prendere del sushi e ricarichiamo le batterie.
Quando spiego agli altri come ho perso questo game epico, mi becco qualche sguardo incredulo; poi, dopo una bella Monster, torniamo nel dungeon.
Scambi e nuove foil
Riesco a fare un paio di scambi davvero interessanti e, alla fine del giro di giostra, guardo il mio album con gli occhi a cuoricino: le nuove foil sono , due (troverò presto vostro fratello, promesso!), , , e .
Mi manca solo l’ e si vola - letteralmente.
A completare il bottino, un bell’ che, pur non essendo foil, non vedo l’ora di inserire nella decklist.
Deciso ad arrivare 4–1 per dimostrare il mio valore (e magari a piazzarmi terzo per vincere il di Frazetta!), mi siedo al tavolo con truce determinazione.
Round 3 – VS Smoke Battlemage
Faccio un mulligan pesante di tre siti e vengo ricompensato con , che se ne sta comodamente per tutta la partita sotto il mio Avatar, evitandomi un bel da parte sua.
Nonostante perda il dado e lui giochi Tower per al primo turno, conosco bene il matchup e non mi preoccupo.
Al secondo e al terzo turno continua l’aggressione con due , ma i accorrono in mio aiuto e, con in mano, non temo niente.
Nei turni successivi la mia pazienza viene ricompensata: e puliscono tutti i suoi minion e cominciano a spingere per chiudere la partita in un paio di turni.
2–1
Round 4 – VS Smoke Interrogator
Incontro un e suppongo correttamente che giochi Aria /Fuoco .
Mulligo pesantemente spell alla ricerca di ed anche qui vengo ricompensato dalla Dea bendata.
Senza riuscire praticamente ad attivare l’effetto del suo Avatar, comincio a prendere vantaggio tra il quarto e il quinto turno; dal sesto in poi inizio a sparare turno dopo turno con .
Faccio attenzione a possibili o , ma per lui non c’è alcuna possibilità di comeback.
Il laser non gli lascia scampo e porto a casa un’altra partita.
3–1
Round 5 – VS Mist Necromancer
Quando vedo il mio avversario calare , comincio a preoccuparmi: la versione mono-Fuoco è sempre complicata da gestire e considero il matchup particolarmente teso.
Ci sono fin troppe carte che possono smascherarmi.
Quando al primo turno gioca , tiro un sospiro di sollievo.
Giocando Acqua /Aria , le uniche cose da tenere d’occhio sono le possibili traiettorie di e . Se pesca o gioca di main, bravo lui.
Non succede nulla di tutto questo e prendo rapidamente vantaggio carte, prima con la maschera del e poi con quella del .
Il della sua arriva troppo tardi: il turno dopo è morto.
Raggiungo il mio obiettivo e mi concedo un bel sorriso.
4–1
La classifica e le premiazioni
Mi fermo a guardare la finale, dove il mio doppelgänger Jas riesce a battere un fantastico chiudendo con , che ripulisce gran parte del reame.
Mi tornano in mente i miei quarti di finale a Prato. Che carta!
Per fortuna, il risultato mi fa comodo perchè contribuisce ad alzarmi il rating, essendo la mia unica sconfitta della giornata.
Una volta conclusi tutti i tavoli, vedo che sono effettivamente terzo e sprizzo di gioia pensando al premio.
Le premiazioni sono fantastiche.
Davanti alla telecamera, Robert chiama uno a uno i giocatori della Top 4 e, quando arriva il mio momento, dice:
“I’d like to reward a fellow sorcerer and friend who’s come a long way to play here today… It’s with great pleasure that I call for the third place… Perfect Wash!”
di Frazetta, foto ricordo e abbraccione a Robert.

Che conclusione incredibile.

Sono le quattro del pomeriggio e mi sembra di essere lì da quattro giorni.
Faccio una rapida intervista raccontando la giornata, riesco a scambiare uno dei miei playmat con uno di Robert (bellissimo quello di !) e prometto a tutti che ci rivedremo alle finali della Lega.
Verso casa
Il viaggio di ritorno scorre lento e inesorabile verso casa, con il tramonto che ci saluta proprio come aveva fatto l’aurora al mattino.
Riprendendo quello che ho detto a fine torneo, la cosa più bella del gioco non sono gli artwork stupendi né il gameplay, divertente e sempre nuovo: sono le persone che amano questo gioco e irradiano la propria felicità agli altri giocatori, creando un’atmosfera di un calore unico.
Grazie per essere rimasti con me fino a qui.
Ci risentiamo a metà novembre per le finali della Lega!
Sempre vostro,
PERFECT WASH


